martedì 12 luglio 2011

Si è vero, è ormai trascorso molto tempo, la transumanza è stata lunga ma tant'è, adesso sono tornata e vorrei proprio raccontare un episodio che mi riguarda. Più in particolare riguarda le mie, come chiamarle, tette?, sise?, mammelle? insomma quelle che per noi mucche sono di importanza e volume notevoli. Siccome mi sono impigrita lo farò riportando di seguito una lettera che ho scritto ad un'ufficio competente raccontando l'accaduto. Vi auguro buona lettura e vi consiglio di non passare più sopra episodi di questo tipo, finora mi sono sempre schermita dicendomi :ma si, chissene.... ormai è passata!. Invece no, non passa, peggiora e allora per evitare che le cose peggiorino, se non per noi, per gli altri, denunciamo anche il più piccolo disservizio, diffondendo nomi, luoghi e sperando che serva a qualcosa.

La lettera:Mi chiamo Tiziana Rossi, sono una paziente del PTV e circa 40 giorni fa mi sono
sottoposta ad una mammografia bilaterale per controllo di routine. Per
effettuare l'esame l'attesa è stata breve, al termine mi è stato detto di
attendere. Dopo circa 40 minuti sono stata sottoposta ad una visita senologica,
a seguito della quale è stato ritenuto opportuno sottopormi ad ecografia
mammaria. Non ho premesso che ero indisposta da influenza intestinale che mi
costringeva al bagno molto spesso ho chiesto quindi, visto che erano ormai 3
ore che ero lì, se era necessario fare l'ecografia immediatamente. Una delle
specializzande mi ha detto che non c'erano problemi e che avrei potuto farla
anche a settembre, così sono andata a casa. Due giorni dopo sono stata
contattata telefonicamente dal dipartimento di diagnostica e sono stata
invitata a presentarmi il giorno 6 luglio per effettuare la "necessaria"
ecografia, senza un orario stabilito visto che sarei stata inserita tra gli
appuntamenti fissati. Mi sono recata in reparto il 6 luglio alle ore 8, 30.
Appena arrivata ho chiesto se avrei dovuto fare l'accettazione, mi è stato
detto di no visto che ero stata chiamata, mi sono predisposta all'attesa. Dopo
circa un'ora mi è venuto un dubbio, sono andata in accettazione e ho chiesto di
nuovo cosa dovevo fare. All'accettazione mi hanno detto che "si" dovevo fare la
trafila normale ma essendo stata chiamata non avevo la richiesta. Di nuovo mi
sono rivolta ad una specializzanda e ho chiesto "lumi" , macchè, peggio che
andar di notte!!!! dopo aver fatto avanti e indietro a chiedere finalmente mi è
stata fatta la richiesta e sono passata in accettazione. Ed erano passate 2
ore! Dopo un'altra ora e mezza di attesa ho cominciato a sbirciare nel
corridoio cercando di farmi dire approssimativamente i tempi di attesa. Sarei
dovuta rientrare alla mia attività alle 13, quindi alle 12, 30 visto che
regnava il caos e nessuno sapeva dirmi i tempi di attesa ( ero lì dalle 8,30!!!
) ho chiesto il referto della mammografia dicendo che avrei fatto l'ecografia
in altra struttura. A questo punto è venuta fuori la totale mancanza di
professionalità da parte del medico, la dottoressa Chiara Pistolese, che
sapendo la mia richiesta ed i tempi ristretti si è allontanata e ho dovuto
attendere un'altra mezz'ora perchè firmasse il referto che, tra le altre cose ,
doveva essere già pronto! Non bastando questo si è premurata di scrivere sul
referto che non è stato possibile eseguire l'eco per mancata disponibilità
della paziente. Dopo quattro ore e mezza che attendevo!!!!! Sono nauseata e
determinata a diffondere questi comportamenti inumani che chi si reca in un
posto che dovrebbe alleviare la sofferenza non può tollerare! Sono stata per
più di un anno volontaria nel policlinico e a maggior ragione sono consapevole
dell'ansia, della preoccupazione, del senso di inadeguatezza che si prova
quando si entra in queste strutture! Il medico di altra struttura che ha
visionato il referto della mammografia è rimasto sconcertato dal comportamento
della collega e delle sue collaboratrici. Mi ha consigliato di dar seguito a
questa vicenda, il primo passo è questa mail in cui vorrei anche specificare a
beneficio della dottoressa e colleghe che "NON SIAMO CAVIE" ma pazienti!
distinti saluti.